I rifugiati non sono clandestini. 65 milioni fuggono dalle guerre, oggi la giornata mondiale



Il 20 giugno si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale del Rifugiato, istituita dall’Assemblea generale dell’Onu, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione di milioni di rifugiati e richiedenti asilo. Il rapporto annuale “Global Trends” dell’UNHCR (l’Agenzia ONU per i Rifugiati), che traccia le migrazioni forzate nel mondo basandosi su dati forniti dai Governi, dalle agenzie partner incluso l’Internal Displacement Monitoring Centre, e dai rapporti dell’organizzazione stessa, riporta circa 65.3 milioni di persone costrette alla fuga nel 2015, rispetto ai 59.5 milioni di un anno prima. Per la prima volta viene superata la soglia dei 60 milioni di persone.

Non tutti i migranti sono “clandestini”.
Ricordiamo la differenza tra rifugiato e e immigrato irregolare. 
Il rifugiato è colui che fugge dal proprio Paese perché perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche. Spesso fugge dalla guerra.
Se torna indietro è a rischio la sua incolumità.
Secondo la Convenzione di Ginevra l’Italia deve riconoscergli lo status di rifugiato, precisamente viene riconosciuto a chi può dimostrare di essere vittima di una persecuzione individuale.
Il “clandestino” è il migrante irregolare: colui che ha fatto ingresso eludendo i controlli di frontiera o non ha lasciato l’Italia a seguito di un provvedimento di mancato rinnovo (o revoca) del permesso di soggiorno.
 
L’UNHCR ha lanciato la petizione online #WithRefugees a sostegno dei rifugiati “per inviare un messaggio chiaro ai Governi affinché agiscano con solidarietà e condivisione delle responsabilità”.