Pizza napoletana patrimonio dell'Unesco, Franceschini: «Riconoscimento per Napoli e l'Italia»

La pizza è un'arte, così come chi la prepara è un artista. A Napoli, patria della pizza, c'è attesa per la decisione del Comitato intergovernativo Unesco per la Salvaguardia del Patrimonio culturale immateriale per inserire l'arte del pizzaiolo napoletano nella lista dei patrimoni immateriali dell'umanità. La decisione era attesa per oggi, ma è slittata a domani. A Napoli, i pizzaioli sperano che arrivi presto la tanto attesa decisione.


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Oggi, nella Torre Giardino del Bosco di Capodimonte, alcuni tra i pizzaioli storici della città hanno riacceso il fuoco del forno dove è stata inventata la prima pizza, la Margherita, appunto. Nel Casamento Torre, infatti, si trova un antico forno di campagna nel quale, nel 1889, il pizzaiolo Raffaele Esposito, della pizzeria Brandi, preparò tre pizze per la regina Margherita di Savoia che gli chiese di assaggiare la pizza. La regina preferì quella con la mozzarella e il pomodoro che, in suo onore, fu chiamata Margherita E con loro, Gino Sorbillo, Ciro ed Enzo Coccia, Ciro Oliva, Antonio Starita, c'erano il ministro per i Beni e le attività culturali, Dario Franceschini, e il direttore del Museo e del Real Bosco di Capodimonte, Sylvain Bellenger. Tutti a fare il tifo affinché arrivi - e in fretta - il riconoscimento, come ha evidenziato Franceschini. Acqua, farina, pomodoro, mozzarella, basilico e olio: tutti prodotti genuini che contribuiscono a rendere la pizza una bontà. «La pizza buona è un diritto di tutti - ha detto Gino Sorbillo, di una delle pizzerie più antiche del centro storico di Napoli e che, da poco, ha aperto un 'fornò anche a New York - È un diritto riconoscere il nostro mestiere, che è un'arte, come patrimonio mondiale». Il pizzaiolo Enzo Coccia ha evidenziato che «avevamo già una nostra identità di pizzaioli», ma, con il riconoscimento Unesco «cambia lo sviluppo di questo mestiere che rappresenta il futuro non solo per la città, ma anche per tanti ragazzi che si avvicinano a questo mestiere». Oggi, a Torre Giardino, c'era anche Antonio Astarita, titolare di un'altra storica pizzeria della città. «Vorremmo che tutti sappiamo che tra le mani abbiamo un'arte che ci tramandiamo di generazione in generazione - ha sottolineato - Ci auguriamo che ci sarà un turismo ancora più interessato alla pizza rispetto a ora». «Sarà un passaporto per il mondo la storia è dalla nostra, aspettiamo la benedizione». AltrimondiNews Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev